


Design eccentrico dell’etichetta per Deuce Double Barrel Chardonnay
La cantina Deuce produce i propri vini soltanto nelle annate migliori, quando non occorre scendere a compromessi. Pensa sempre fuori dagli schemi e, a volte, questo significa spingersi fino alla pura follia. E cos’altro avrebbe potuto fare uno come me con un vino folle e vignaioli altrettanto folli, se non creare un’etichetta dal design eccentrico?
Il Double Barrel Chardonnay è probabilmente uno dei miei migliori esempi in questo senso.
Non è semplicemente uno dei tanti Chardonnay fermentati in botte. È qualcosa di molto più speciale e intrigante. Per produrre questo vino sono stati utilizzati due tipi di botti: prima botti nuove di rovere americano, poi botti di Bourbon del Kentucky. Da qui nasce il nome Double Barrel.
Quando ho capito quanto fosse interessante e non convenzionale questa tecnica, ero assolutamente deciso a realizzare un’etichetta eccentrica, cercando di catturare l’unicità del vino e di darle forma nel mio lavoro. Non ho avuto molto tempo per riflettere: l’idea mi è arrivata all’improvviso, semplice e chiarissima. Sapendo già che sarebbe stato un design eccentrico, ho deciso di capovolgere la nuova etichetta, così da dover ruotare l’intera bottiglia per leggere ciò che vi è scritto. Questa è stata l’idea iniziale; in seguito, sul mio iPad, ho creato un lettering unico per il titolo Double Barrel che, come si può vedere nelle foto, è l’unico elemento dell’intera etichetta leggibile normalmente, senza alcuno sforzo aggiuntivo.
Il lettering a mano è una delle mie principali specialità e ho iniziato a sperimentare per sviluppare uno stile sempre più interessante. Dopo numerosi tentativi, ho infine deciso di utilizzare la mia grafia, tracciata nell’app Procreate con un pennello da sign painter. La mia scrittura è molto leggibile e lo strumento pennello ha conferito ancora più personalità al risultato finale. Terminato il lettering, ho proseguito con il resto dell’etichetta. Per me, Double Barrel significava NERO ASSOLUTO. Ho utilizzato l’originale etichetta del vino DEUCE, l’ho ruotata di 180 gradi e l’ho resa completamente nera.
Ho mantenuto la carta Constellation Jade Raster, una delle mie preferite: potrei scrivere un libro su come valorizzarla al meglio. Ho sostituito la stampa a caldo in lamina d’oro con una lamina nera e, per riprodurre il motivo lineare nero sullo sfondo dell’etichetta originale, ho sovrastampato due inchiostri neri. Il mio design eccentrico ha così acquisito due diverse tonalità di nero e abbiamo iniziato a chiamarla «triple black label».
Adoro l’idea di utilizzare tre diversi strati di nero in un’unica immagine: il risultato è uno sfondo nero, solido e al tempo stesso complesso. Era la tela perfetta per il titolo Double Barrel e, questa volta, ho scelto la stampa con lamina Silk, perché desideravo un rilievo molto marcato abbinato a un oro raffinato.
Quando ho visto l’etichetta stampata, ho capito subito che sarebbe rimasta impressa nella memoria.
Abbiamo discusso a lungo con la cantina su quale bottiglia utilizzare e, alla fine, abbiamo scelto Celeste di Saverglass, un modello di fascia leggermente superiore rispetto a quello impiegato in precedenza. La chiusura è realizzata con un tappo in sughero di alta qualità, dopodiché la bottiglia è stata immersa nella cera nera.
Il risultato finale è una bottiglia accattivante ma autorevole, con un’etichetta dal design fortemente eccentrico e il titolo Double Barrel, disegnato a mano, che risplende in oro. Il servizio fotografico del vino, che ho realizzato personalmente, è stato davvero divertente, proprio come l’intero processo creativo che lo ha preceduto.
Sono molto ottimista: presto avremo altri vini interessanti, se non addirittura straordinari, della Deuce Winery. Sono certo che sapranno liberare la mia creatività e magari ispirare idee ancora migliori e più audaci per nuovi packaging eccentrici.
Crediti:
Cliente: Lalo Geshev & Nikolay Kolev
Design: the Labelmaker
Creazione del brand: Jordan Jelev
Bottiglia: Celeste di Saverglass
Carta: Constellation Jade Raster di Arconvert
Fotografia: Jordan Jelev